Se venite alle Cinque Terre non c'è lettura migliore di Eugenio Montale, il quale vi farà apprezzare la nostra terra non da semplici turisti.

   

 

Eugenio Montale, premio Nobel nel 1975 per la Letteratura, soggiornò a lungo alle Cinque Terre, soprattutto a Montorosso.

Dalle sue poesie, specialmente dalla raccolta "Ossi Di Seppia", è possibile cogliere l'anima spartana, umile e caparbia dei luoghi, della natura e delle genti di questo territorio.

Tra queste poesie "I Limoni" è quella in cui più si sente l'essenza di questa terra,

 

I Limoni

 

Ascoltami, i poeti laureati

si muovono soltanto fra le piante

dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.

Io per me amo le strade che riescono agli erbosi

fossi dove in pozzanghere

mezzo seccate agguantano i ragazzi

qualche sparuta anguilla:

le viuzze che seguono i ciglioni,

discendono tra i ciuffi delle canne

e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

 

Meglio se le gazzarre degli uccelli

si spengono inghiottite dall'azzurro:

più chiaro si ascolta il susurro

dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,

e i sensi di quest'odore

che non sa staccarsi da terra

e piove in petto una dolcezza inquieta.

Qui delle divertite passioni

per miracolo tace la guerra,

qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza

ed l'odore dei limoni.

 

Vedi, in questi silenzi in cui le cose

s'abbandonano e sembrano vicine

a tradire il loro ultimo segreto,

talora ci si aspetta

di scoprire uno sbaglio di Natura,

il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,

il filo da disbrogliare che finalmente ci metta

nel mezzo di una verità

Lo sguardo fruga d'intorno,

la mente indaga accorda disunisce

nel profumo che dilaga

quando il giorno più languisce.

Sono i silenzi in cui si vede

 in ogni ombra umana che si allontana

qualche disturbata Divinità

 

Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo

nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra

soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.

La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta

il tedio dell'inverno sulle case,

la luce si fa avara - amara l'anima.

Quando un giorno da un malchiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli;

e il gelo dl cuore si sfa,

e in petto ci si scrosciano

le loro canzoni

le trombe d'oro della solarità